Rubrica: Si può fare anche con la plastica?
Controllo dei componenti: è possibile farlo in modo non distruttivo?

Un articolo a cura di Luis Wachter, responsabile del gruppo “Controlli non distruttivi”, SKZ | Tradotto dall’IA 3 min Tempo di lettura

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Un componente appare visivamente impeccabile, ma al suo interno si nascondono forse cavità o difetti nelle fibre? I classici controlli a campione raggiungono rapidamente i propri limiti in presenza di ritmi di produzione elevati e carenza di personale qualificato. I moderni processi in linea, dalla tecnologia terahertz a quella termografica, aprono la strada a un controllo completamente automatico al 100% direttamente durante il processo.

Monitoraggio non distruttivo e integrabile nel processo delle schiume polimeriche, qui in laboratorio.(Bild:  Luca Hoffmannbeck, SKZ)
Monitoraggio non distruttivo e integrabile nel processo delle schiume polimeriche, qui in laboratorio.
(Bild: Luca Hoffmannbeck, SKZ)

A prima vista, il vostro componente sembra perfetto. Ma mantiene davvero ciò che promette? Le tecniche di controllo non distruttivo (CND) sono ormai consolidate da decenni nel settore della moderna garanzia della qualità. Tradizionalmente radicate nell’industria metallurgica, da anni trovano numerose applicazioni anche nell’industria delle materie plastiche. Ad esempio, con gli ultrasuoni è possibile individuare cavità o inclusioni d’aria nei componenti, mentre con la tomografia computerizzata (TC) è possibile caratterizzare le fibre in termini di lunghezza e orientamento. Anche altri metodi di controllo, come la misurazione della grammatura superficiale con i raggi X o il controllo visivo, sono riconosciuti in alcune fasi di lavorazione come metodi affidabili per garantire la qualità.