Economia circolare nel settore delle materie plastiche tecniche BASF punta su un mix di tecnologie

Fonte: comunicato stampa Matthias Gutbrod 2 min Tempo di lettura

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Il riciclaggio delle materie plastiche tecniche richiede processi differenziati che vanno oltre il riciclaggio meccanico. In una pubblicazione scientifica, BASF illustra come una combinazione di diversi processi possa consentire il riciclo delle materie plastiche tecniche. In questo modo, i trasformatori ottengono materie prime riciclate di qualità pari a quella dei prodotti vergini.

I rifiuti di plastica di una famiglia media sono molto eterogenei. Solo il giusto mix di tecnologie può trasformare i rifiuti di plastica di ogni tipo in una nuova risorsa di materie prime.(Bild:  BASF)
I rifiuti di plastica di una famiglia media sono molto eterogenei. Solo il giusto mix di tecnologie può trasformare i rifiuti di plastica di ogni tipo in una nuova risorsa di materie prime.
(Bild: BASF)

I processi di riciclaggio meccanico trattano principalmente rifiuti di imballaggi in poliolefine puliti, ma incontrano dei limiti quando si tratta di miscele polimeriche complesse e materiali contenenti additivi. Per mantenere nel ciclo di vita le materie plastiche tecniche, ad esempio i componenti dell’industria automobilistica, provenienti da flussi di rifiuti eterogenei, sono necessari processi di selezione su scala industriale e percorsi di recupero specializzati.

«Non esiste un’unica tecnologia standard per il riciclaggio delle materie plastiche tecniche», sottolinea il dott. Bernhard von Vacano, responsabile del programma di ricerca “Plastics Circularity” presso BASF. «È invece fondamentale un mix intelligente di tecnologie diverse e complementari, adatte ai rispettivi rifiuti plastici.»

Solventi e depolimerizzazione per le poliammidi

Per i rifiuti più complessi, il riciclaggio a base di solventi offre una soluzione: le materie plastiche tecniche, come le poliammidi, vengono estratte in modo mirato da componenti di scarto, come i rottami di veicoli, mediante solventi selettivi, quindi separate e purificate. La depolimerizzazione va ancora oltre, scomponendo le catene polimeriche nei loro elementi chimici fondamentali. Presso lo stabilimento di Caojing a Shanghai, BASF gestisce dall’inizio del 2025 un primo impianto commerciale per un processo denominato Loopamid, che trasforma la poliammide 6 proveniente dai rifiuti tessili in materiali riciclati di qualità pari a quella dei prodotti nuovi.

Processi termochimici per i rifiuti misti

I rifiuti plastici fortemente misti, finora destinati al recupero termico, richiedono processi termochimici ad alto consumo energetico. Nella pirolisi, le alte temperature scindono i polimeri a catena lunga in idrocarburi a catena corta, che, sotto forma di olio di pirolisi, rientrano nel ciclo produttivo come materia prima. In alternativa, la gassificazione produce gas di sintesi come materia prima chimica per i processi di sintesi.

Le condizioni quadro ostacolano la scalabilità

Sebbene i progetti pilota relativi ai poliuretani e alle poliammidi ne dimostrino la fattibilità tecnica, al momento mancano ancora i presupposti per il passaggio alla produzione su scala industriale. «Ci mancano ancora due elementi fondamentali per poter impiegare queste tecnologie su scala industriale e rendere possibili modelli di business sostenibili per investimenti di grande entità: da un lato, abbiamo bisogno di una gestione adeguata dei rifiuti, in modo da poter mantenere le materie plastiche in un ciclo chiuso a lungo termine; dall’altro, la politica deve definire condizioni quadro chiare e affidabili per il riciclaggio», spiega il dott. Jens Hamprecht, vicepresidente della divisione Performance Materials di BASF.

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