Nuova tassa sulla plastica Più riciclaggio, più soldi: è davvero così semplice?

Da Melanie Ehrhardt (responsabile) | Tradotto dall'IA 3 min Tempo di lettura

L’Unione e l’SPD intendono indurre le imprese a ridurre il consumo di plastica attraverso una nuova imposta. Si aspettano inoltre importanti entrate per il bilancio. Le associazioni di categoria criticano la proposta. 

La nuova tassa sulla plastica ammonterebbe a 0,28 centesimi per un vasetto di yogurt e a 1,93 centesimi per una bottiglia di PET grande.(Bild:  pasja1000 /  Pixabay)
La nuova tassa sulla plastica ammonterebbe a 0,28 centesimi per un vasetto di yogurt e a 1,93 centesimi per una bottiglia di PET grande.
(Bild: pasja1000 / Pixabay)

Il riciclaggio è importante, il riciclaggio è ben accolto – eppure i materiali riciclati presentano uno svantaggio decisivo: di norma sono più costosi del materiale vergine. Ed è proprio questo che ora dovrebbe cambiare. Il governo federale sta pianificando l’introduzione, con procedura d’urgenza, di una «tassa sulla plastica». È quanto emerge da un progetto di legge di cui la redazione è venuta a conoscenza. 

Si prevedono quindi 550 euro per tonnellata di plastica negli imballaggi. Con prezzi compresi tra i 1.000 e i 2.000 euro circa per tonnellata di plastica PET, secondo un articolo della Süddeutsche Zeitung (€) ciò farebbe davvero la differenza. 

Di conseguenza, sono soggetti a imposta gli imballaggi in plastica, i film plastici e gli imballaggi compositi, qualora la loro percentuale di plastica sia superiore al cinque per cento. L’imposta deve essere applicata al momento della produzione, della commercializzazione o dell’importazione dei relativi imballaggi. Per gli imballaggi in plastica riciclata, l’imposta può essere esentata su richiesta.

Le associazioni si oppongono alle procedure accelerate senza il coinvolgimento dei ministeri competenti

In una lettera indirizzata alla ministra della Cancelleria Nina Warken (CDU), le associazioni di categoria hanno messo in guardia dal introdurre questa imposta “con procedura d’urgenza”, senza il coinvolgimento dei ministeri competenti e senza una delibera del Consiglio dei ministri. Le associazioni hanno dichiarato nella lettera che, «secondo le informazioni a nostra disposizione», il Ministero delle Finanze intende trasmettere a breve alla commissione bilancio del Bundestag una bozza di testo per l’introduzione della nuova imposta, che dovrebbe poi essere presentata come emendamento nell’ambito della procedura già in corso relativa alla legge di accompagnamento al bilancio 2027. 

«Vi chiediamo con urgenza di adoperarvi affinché un’accisa di tale portata non venga introdotta in questo modo nell’iter parlamentare.» Le associazioni hanno invece chiesto che vengano prima valutate le conseguenze economiche, amministrative e ambientali, con il coinvolgimento del Consiglio nazionale di controllo delle norme – compresi gli oneri di adempimento per le imprese, il fabbisogno di personale, di risorse informatiche e di risorse per l’applicazione della normativa da parte dell’amministrazione doganale, nonché i possibili effetti sulla sostituzione dei materiali, sul peso degli imballaggi, riciclabilità e sulle emissioni di gas serra. 

Previsti introiti per miliardi, contribuenti sconosciuti

La lettera è stata firmata da otto associazioni, tra cui anche Plastics Europe Deutschland (PED). L’amministratrice delegata della PED, la dott.ssa Christine Bunte, ha inoltre dichiarato: «La bozza presenta una contraddizione degna di nota: prevede un gettito fiscale fino a 1,5 miliardi di euro e quasi 800 nuovi posti di lavoro presso le autorità doganali, ma non menziona in alcun punto il numero di aziende che saranno effettivamente soggette a tassazione.» 

Ancora più sorprendente è il fatto che l’imposta sia legata alla cosiddetta “produzione” di imballaggi in plastica – un concetto che finora non è affatto presente nella normativa sugli imballaggi. «Chi introduce nuove imposte che ammontano a miliardi dovrebbe innanzitutto essere in grado di chiarire chi le pagherà. Altrimenti, la legislazione rischia di trasformarsi in un esperimento fiscale a livello nazionale», ha proseguito Bunte.

Contesto: il disegno di legge dovrebbe garantire allo Stato federale un gettito annuo di circa 1,485 miliardi di euro a partire dal 2028. Per l’attuazione sono previsti, al contempo, costi statali pari a 283,5 milioni di euro entro il 2029, nonché 788 posti di lavoro a tempo pieno aggiuntivi presso l’amministrazione doganale. Le imprese dovrebbero sostenere ogni anno costi burocratici aggiuntivi pari a circa 44,1 milioni di euro. I costi burocratici indicati sono nettamente inferiori agli ordini di grandezza discussi dall’Ufficio federale per l’ambiente nel suo progetto di ricerca 87/2025 relativo a modelli comparabili di imposta sugli imballaggi. Il disegno di legge non chiarisce da dove derivi questa stima nettamente inferiore.

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Appoggio da parte dell’associazione “Umwelthilfe”

Il sostegno arriva invece dalla Deutsche Umwelthilfe. L’associazione sostiene in linea di principio la tassa, scrive Der Spiegel. Chiede tuttavia che la tassa venga applicata esclusivamente agli imballaggi monouso: quelli riutilizzabili non dovrebbero essere soggetti a tale onere. Inoltre, la tassa dovrebbe essere estesa ad altri materiali di imballaggio come carta, cartoncino, cartone e metalli, al fine di impedire comportamenti elusivi.